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La traduzione catalana Saplana-Ginebreda del De Consolatione Philosophiae: appunti sulla tradizione manoscritta
Chiara Concina

Modificada per darrera vegada: 2015-02-13

Resum


L’attività di traduzione della Consolatio Philosophiae di Boezio in epoca medievale si configura come un fenomeno di grande rilievo, per qualità e quantità, soprattutto per quel che riguarda lo spazio culturale romanzo. Per l’area iberica disponiamo di almeno cinque traduzioni e lo scopo della comunicazione è quello di soffermarsi su una di esse: il volgarizzamento catalano Saplana-Ginebreda della Consolatio, il cui principale modello è da individuare nel commento latino al prosimetrum di Boezio di Guglielmo d’Aragona (seconda metà del sec. XIII). Il volgarizzamento di Saplana si è conservato nella sua veste linguistica originale in un redazione frammentaria costituita da cinque carte facenti parte di un codice miscellaneo (Barcelona, Arxiu de la Corona d’Aragó, Ripoll 113; sec. XIV), e integralmente dalla versione castigliana contenuta nell’unico manoscritto della Biblioteca Nacional de Madrid, MS 10193 (1436). A questo censimento si è in tempi recenti aggiunto un altro frammento catalano (Cervera, Arxiu Comarcal de la Segarra, senza segnatura, 1391?/1430?). La redazione che è il frutto della revisione effettuata da Antoni Ginebreda sul testo di Saplana, è invece tramandata da nove codici in catalano, da due in castigliano (parziali) e da un incunabolo catalano e quattro edizioni a stampa castigliane (di cui tre incunabole). Come è stato dimostrato, gran parte dei nuovi materiali innestati sulla più antica traduzione del prologo di Guglielmo d’Aragona fatta da Saplana derivano dal commento latino di Nicholas Trevet (ante 1307). Al quadro appena ricostruito vanno inoltre aggiunte le testimonianze fornite dalla traduzione ebraica del Boezio catalano (1412) e dalla ritraduzione latina, contenuta nei cinque volumi del codice London, British Library, MSS Harley 4335-4339 (sec. XV).

Partendo dagli studi sul complesso della tradizione manoscritta di Ronald Keightley, Jaume Riera i Sans, Antonio Doñas, e dalle proposte stemmatiche parzialmente già delineate da Francesca Ziino, Tomás González Rolán e Pilar Saquero Suárez-Somonte, ci si propone dunque di andare a saggiare il volgarizzamento Saplana-Ginebreda della Consolatio sotto il profilo ecdotico. Come punto di partenza per questa disamina si inizierà col vagliare il testo del primo libro così come esso si presenta nella totalità dei testimoni che lo tramandano, nel tentativo di delineare i rapporti puntuali che intercorrono tra i codici e, se possibile, di andare a stabilire uno stemma codicum che getti luce sulle modalità di trasmissione e di circolazione di questa traduzione.